Le origini

Nel 1926 Louis Marchesi, membro del Norwich Rotary Club (GB), ebbe l’idea di dare vita ad un nuovo sodalizio più vicino alle idee, ai progetti e alla mentalità di giovani che, come lui, allora ventisettenne, erano avviati a ricoprire ruoli professionali di rilievo nella società.
Lo stimolo a proseguire nel cammino venne nel 1927 quando al Congresso delle Industrie Britanniche a Birmingham, il Principe di Galles, futuro Edoardo VIII, pronunciando il motto “Adopt, Adapt, Improve”, incoraggiò i giovani uomini d’affari e professionisti di quel Paese a riunirsi in tavole rotonde per discutere di adottare i metodi di lavoro e di intervento dimostratisi validi nel passato, adattarli alle nuove necessità dei tempi e, se possibile, migliorarli.
Il nome e il motto del nuovo club erano usciti così, naturalmente, da quella inattesa ispirazione. Con un ideale riferimento, nel 1929, fu adottata come insegna il disegno della Tavola Rotonda di Re Artù esistente nel Castello di Winchester, con in mezzo la rosa dei Lancaster e in alto Artù con la sua mazza. I dodici segmenti neri che girano intorno alla ruota indicano le posizioni dei membri della Tavola. Dall’epoca dello sviluppo europeo del movimento, Le Tavole nazionali adottano un simbolo analogo, modificando soltanto il motivo centrale.
Formalmente la prima Round Table venne riunita il 14 marzo 1927 a Suckling House, a Norwich (GB).


La nascita della Round Table Italia

Nel 1957 Lucien Paradis, già fondatore della Round Table Francia, invitava gli amici Nicolò Caimi e Carlo Cordano a costituire ed organizzare a Milano la prima Tavola italiana. Nei mesi successivi l’idea si fece strada e in occasione del Charter Meeting del novembre 1958 la Tavola n. 1 di Milano contava oltre 25 membri. Nel 1960 si aggiungeva la Tavola di Roma e successivamente quella di Cesena.
Su impulso della Round Table Francia, il 2 maggio 1964 la Round Table International autorizzava la costituzione per atto notarile della Round Table Italia.
In occasione del Charter Meeting della Tavola di Cesena, il 19 settembre 1964, le tre Tavole italiane allora esistenti convocavano l’Assemblea Nazionale ed eleggevano il primo Comitato nelle persone di: Nicolò Caimi, Presidente; Adolfo G. Perilli, Vice Presidente, Luciano Menozzi, Tesoriere; Luigi Fratesi, Consigliere; Giovanni Origlia, Segretario.
Attualmente la Round Table Italia conta circa 1200 soci attivi e circa 300 ex soci frequentatori, suddivisi in 68 Tavole sparse su tutto il territorio nazionale.

La nascita della Round Table n.6 – Forlì

Il Charter meeting rappresenta il primo traguardo di ogni Tavola, in quanto mette fine al periodo di “rodaggio” e comporta l’ingresso ufficiale nell’associazione attraverso la cerimonia della consegna della “Carta”, cioè del documento che sancisce l’ammissione alla Round Table Italia.
Dopo il necessario tirocinio, svolto con la costante assistenza della Tavola madrina di Cesena, la Tavola di Forlì, la sesta in Italia, giungeva al Charter meeting il 7 maggio 1966, sotto la Presidenza di Luigi Fratesi.
Interpretando questo evento non come un punto d’arrivo ma come il punto di partenza, la Tavola di Forlì si distingue da sempre per la sua vivacità, il suo dinamismo e la sua laboriosità. Ha contribuito negli anni allo sviluppo e all’attività del nostro movimento ed ha consolidato lustro e prestigio tenendo a battesimo ben quattro Presidenti Nazionali: Luigi Fratesi, nel 1966/1997; Loris Camprini, nel 1985/1986 e nel 1986/1987; Giangiacomo Pezzano, nel 1994/1995; Claudio Turci, nel 2002/2003.
La Tavola di Forlì appartiene alla Terza Zona del territorio nazionale, in buona compagnia con le Tavole di Cesena n. 3, Bologna n. 7, Modena n. 8, Ravenna n. 11, Rimini n. 12, Ferrara n. 26, Faenza n. 38, Lugo n. 46, Riccione n. 49 ed Imola n. 62. Nell’anno sociale 2002/2003, Presiede il Comitato di Terza Zona il nostro Tabler Giorgio Rusticali.
L’insegna della Tavola di Forlì, oltre a riprodurre il simbolo della Round Table Italia, contiene come emblemi della nostra città la Chiesa di San Mercuriale, splendida opera architettonica di origine romanica, e la caveja romagnola, simbolo dell’ospitalità delle nostre terre, e per i Tablers di Forlì allegoria dello spirito di amicizia e tolleranza che da sempre li anima.